Uno bianca

Il progetto “UNO BIANCA” è nato dal libro “Baglioni e Costanza” scritto da Marco Melega. I fatti di cronaca a cui tutti gli italiani sono stati partecipi, ci ha colpito moltissimo. Da lì è nata l’idea di realizzare una fiction verità, un film-indagine. Naturalmente ci siamo preoccupati di non ledere e mettere in difficoltà le persone ancora coinvolte nella storia e siamo stati assolutamente attenti a non citare nessuno.

Nota di regia

Di Baglioni e Costanza, due poliziotti di provincia, il cui compito è quello di seguire piccoli fatti sulla riviera, dagli spacci di droga agli extracomunitari, mi ha attratto raccontare due antipoliziotti che si trovano coinvolti in fatti più grandi di loro. Grazie alla loro intuizione, intelligenza e al loro lavoro capillare, riescono a mettersi sotto le tracce della banda della Uno Bianca. Loro sono in qualche modo degli “ultimi” all’interno della grande macchina che sono le forze di polizia e gli organi dello Stato. Si trovano in contrasto con persone a loro superiori di grado a cui devono rendere conto. Non sono due super rambo, due poliziotti d’azione. Agiscono in modo mimetizzato.

Nella fiction viene raccontata anche una competizione tra le polizie dove ogni territorio ha i suoi commissariati, le sue competenze, la sua territorialità. In questa storia i due poliziotti si mettono a riscartabellare tutto il materiale che in anni era stato archiviato e visionato da tutti gli organi di competenza dello Stato, dalla Criminal Pol, la Guardia di Finanza, l’Arma dei Carabinieri, l’Antiterrorismo e da altri corpi. E’ bello raccontare tutto questo all’inverso: guardare nel dettaglio, nella minuzia, mettendo insieme dei particolari, come si svolgono appunto le indagini. E questo è quello che mi interessava raccontare: una vera storia di detection, di due che sono “nessuno”.

Nelle scene d’azione quello che mi piace raccontare è non solo l’azione fisica, ma l’azione emotiva che viene suscitata nel pubblico nel vedere quella o quell’altra scena. Ad esempio, raccontando una rapina, che già di per se implica un’azione, ho cercato di rappresentarla in modo emotivo, vista soprattutto da chi la subisce senza togliere la spettacolarità.

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