Distretto di Polizia 3

Nelle due precedenti edizioni la serie TV di Canale 5, presentata da Mediatrade e prodotta dalla TaoDue Film di Pietro Valsecchi e Camilla Nesbitt, ha avuto modo di confermare la crescente affezione del pubblico televisivo passando da una media di ascolto di 6.069.000 telespettatori, share del 22.4 % (prima edizione 2000) ad una media di 7.784.000 telespettatori, share del 29.5 % (seconda edizione 2001).   La terza serie si apre con una sorprendente novità: l’arrivo del nuovo commissario Giulia Corsi (Claudia Pandolfi) al Decimo Distretto Tuscolano. Giulia è una giovane donna che ha dichiarato guerra alla criminalità; è una donna d’azione che nasconde nella vita privata un dolore che può condividere solo con sua sorella più piccola, Sabina (Giulia Michelini). Ha un ragazzo, Paolo Libero (Giorgio Pasotti), che vorrebbe offrirle la serenità che cerca. Giulia ha anche un caro amico, il procuratore Marco Altieri (Bruno Armando), che vorrebbe essere per lei più di un semplice amico. Al suo primo incarico al Decimo Tuscolano, il commissario Corsi sta per scoprire un gruppo di uomini affiatati, ed è tra loro che forse ritroverà la famiglia che ha perduto.   Azioni spericolate, missioni ad alto rischio e, soprattutto, un intricato giallo che riguarda il cuore del Decimo Distretto Tuscolano: la morte di Angela. Tutto questo in “Distretto di Polizia 3” che, alla sua terza edizione, si avvale della regia di Monica Vullo.

Francesco

“Francesco” è un progetto che nasce dal desiderio di proporre al pubblico televisivo una figura di riferimento dalla forte spinta ideale e spirituale.   La testimonianza e la statura morale di San Francesco possono costituire un esempio per il nuovo millennio: Francesco è il protettore degli ultimi ed è un viandante che, abbandonato ogni avere ed attaccamento materiale, gioisce di essere nel mondo.   Il film in due parti racconta il percorso del santo di Assisi partendo dalla sua traumatica esperienza di combattente durante la guerra tra i borghesi e i nobili della città umbra e della conseguente prigionia a Perugia; si prosegue poi nella descrizione della nascita di quella voce interiore che lo spinse a lasciare la famiglia e ogni bene terreno, per predicare il vangelo e occuparsi dei deboli, fino ad arrivare alla fondazione dell’Ordine che porta il suo nome, ai dissidi che seguirono, per giungere al crepuscolo degli ultimi giorni di Francesco. La storia è intessuta della presenza di Chiara, dapprima amica d’infanzia e amorosa sostenitrice e poi convinta seguace delle parole e delle opere di Francesco.

Mario Schifano tutto

A dieci anni dalla scomparsa, nel 1991, questo è il primo e unico film completo su Mario Schifano, uno degli artisti italiani più amati e conosciuti e falsificati del ventesimo secolo. È stato fatto e voluto dalle persone, donne e uomini, che con lui hanno vissuto e lavorato, da chi lo ha amato, seguito, sopportato. Costruito con materiali inediti provenienti dall’archivio privato di Mario Schifano, spezzoni di interviste, videoclip, è un tentativo di cogliere per la prima volta il Iato intimo di un artista “irregolare” in un viaggio nel tempo con i pittori della scuola di piazza del Popolo. Non un film “su” ma “con” Schifano. Appena entrati ci si trova immersi in quegli anni irripetibili di eccessi e creazione, trascinati dal vortice intelligente e per nulla pacificante della sua energia che ci lascia, alla fine, storditi e arricchiti. Ci resta la coscienza che, oltre la fama, oltre la diffusione del suo segno inconfondibile, oltre i flash parassiti della cronaca mondana, Schifano è artista che ancora dobbiamo scavare, godere, studiare.

Distretto di Polizia 2

Un mondo visto da uomini e donne che affrontano insieme le difficoltà ed i rischi di un mestiere pericoloso, che condividono gioie e drammi della vita con coraggio e generosità, tutto questo nelle dodici puntate di “Distretto di Polizia 2”.   Dopo aver affrontato e vinto la sua lotta contro la mafia che le aveva ucciso il marito, ed aver sconfitto i colpevoli di quegli efferati delitti, Giovanna Scalise (Isabella Ferrari) decide di restare nel Distretto che l’ha accolta e protetta nei tempi difficili della sua fuga dalla Sicilia. Nelle nuove dodici puntate di “Distretto di Polizia 2”, Giovanna è riuscita a trovare un proprio equilibrio a Roma, sostenuta dall’affetto della sua famiglia: la madre Caterina (Ivana Monti) e i figli, Livia (Lavinia Guglierman), Federico (Alessandro Sperduti) e dall’affiatamento con il suo gruppo del distretto di polizia. C’è un uomo in particolare che sta a cuore a Giovanna Scalise: l’ispettore Walter Manrico (Lorenzo Flaherty). Un nuovo amore che le restituirà il sorriso dandole una nuova speranza di vita…   L’ombra del passato incombe ancora sulla vita della Scalise. Vito Tonnara (Tony Sperandeo) ha sete di vendetta: suo figlio, uno dei condannati nel processo alla mafia, muore in carcere. Giovanna è in pericolo e non lo sa. Una nuova minaccia senza volto incombe sulla sua ritrovata felicità…   Chi vuole la morte di Giovanna Scalise non ha fatto i conti con i suoi collaboratori che saranno vicino al loro capo e vivranno in prima persona il confronto finale. Il distretto è il cuore delle vicende umane e professionali di tutti i suoi componenti le cui storie si intrecciano ai casi e alle indagini, in un clima di professionalità e affiatamento, ma anche di generosa allegria, dove ogni cittadino può sentirsi a casa.  

TRA FICTION E REALTà

I casi di puntata di “Distretto di Polizia 2” sono il frutto di una attenta ricerca sul campo, le storie sono direttamente ispirate da fatti reali e sviluppate attraverso confronti costanti con gli operatori di polizia. Un valore aggiunto che è stato apprezzato non solo dal pubblico e dalla critica, ma che ha avuto anche inattesi risvolti in ambito burocratico ufficiale: il Viminale ha deciso di adottare la denominazione “Distretto” per indicare i Commissariati di zona, come si legge nel seguente documento inviato dal Direttore Ministero dell’Interno al Dott. Pietro Valsecchi, Produttore della serie TV per Mediatrade:   “       …Non è sempre la realtà ad influenzare la fiction o la virtualità. Alcune volte è il contrario. Il caso in questione nasce dallo sceneggiato “Distretto di Polizia”. Nel decreto di riorganizzare degli Uffici periferici della Polizia di Stato si è deciso di utilizzare questa dizione “Distretto” per indicare una tipologia di Commissariato della Polizia di Stato.          La fiction da lei prodotta ha l’indubbio valore della verosimiglianza e mi auguro sempre più quello di presentare l’umanità dell’operatore di Polizia”.   Anche le storie personali dei ruoli e la vita quotidiana al Distretto sono costruite con grande attenzione e cura al fine di restituire la naturalezza e la verosimiglianza della realtà a cui si ispirano. Migliaia di lettere di telespettatori e agenti di polizia testimoniano l’apprezzamento per un obiettivo centrato.   “Distretto di Polizia 2” è una storia incentrata intorno ad un personaggio femminile, Giovanna Scalise, interpretato da Isabella Ferrari. Tra la donna personaggio e la donna attrice c’è una sorprendente affinità che dalla finzione giunge alla realtà: Isabella e Giovanna sono entrambe in attesa e portano avanti la loro gravidanza tra l’impegno e la fatica dell’attrice e i pericoli e le difficoltà del personaggio. Anche il lieto evento sarà per entrambe le donne quasi concomitante.   Ognuno degli attori di “Distretto di Polizia 2” è stato coinvolto nella costruzione del proprio personaggio, per far sì che la loro interpretazione potesse attingere direttamente all’esperienza personale.

Il sequestro Soffiantini

Nove febbraio ’98, dopo 237 giorni di durissima prigionia Giuseppe Soffiantini viene liberato. Un rapporto intenso col suo sequestratore. Una famiglia lacerata. Lo scontro tra due anime dello stato. Michele Placido è Giuseppe Soffiantini ne “Il Sequestro Soffiantini”. Una terribile prigionia; Giuseppe Soffiantini capisce ben presto che la salvezza può arrivare solo attraverso la costruzione di un rapporto col suo sequestratore Marco, Tony Sperandeo. Due uomini di terra: hanno entrambi origini contadine, una cultura del rispetto per la persona, ma anche, due uomini intrisi del pragmatismo, a volte cinico, della società del mercato alla quale appartengono. Soffiantini si trova più volte sul punto di essere ucciso ma è proprio la forza del rapporto costruito, con il suo carnefice, a salvarlo. La loro storia termina con un drammatico faccia a faccia: adesso è la vittima che potrebbe condannare il suo carnefice… Nel corso di questa vicenda vengono mostrate due anime dello stato: una che impone come priorità la legge, con un giudice, interpretato da Lino Capolicchio, che si impone nei rapporti diretti tra la famiglia ed i rapitori; l’altra, quella rappresentata dalla dottoressa Corrias, Claudia Pandolfi, che mette, invece, in primo piano la vita della persona da salvare e del dolore della moglie, Anna Bonaiuto, e dei figli, uno dei quali è interpretato da Libero De Rienzo. “Il Sequestro Soffiantini” da spazio ad una ulteriore riflessione: pur essendo un sequestro considerato a buon fine, si lascia in realtà alle spalle due vittime: l’ispettore dei NOCS, Samuele Donatoni interpretato da Claudio Santamaria, e il capo della banda dei sequestratori. Tutta la storia di questo rapimento è raccontata con durezza ed estremo realismo, rendendo labile e toccante il confine tra finzione e realtà: il vero Giuseppe Soffiantini, nelle ultime inquadrature del film appare al posto di Michele Placido. La regia è affidata a Riccardo Milani.

Il testimone

Un eroe dimenticato

Da cittadino qualunque a eroe. Quella di Marco Basile è una storia vera, una vicenda che fa pensare, specie in tempi come questi in cui troppe volte la giustizia e la legalità sono messe a dura prova. L’impegno concreto e coraggioso di un giovane come tanti, con una vita normale, una famiglia e un sogno nel cassetto, capace di rinunciare a tutto in nome di un ideale, mostra quale inaudita potenza possieda il since- ro desiderio di giustizia. È anche grazie a questi eroi dimenticati che è ancora possibile credere in un futuro migliore per il nostro paese. Con i mezzi della fiction, Il Testimone cerca di offrire cerca di offrire un sentito omaggio al coraggio e alla determinazione di un eroe suo malgrado. Nella superba interpretazione di Raoul Bova, circondato da un cast di prim’ordine e guidato dall’ottimo Michele Soavi, si concretizza il dramma di una scelta. Una scelta dalla quale non è possibile tornare indietro ma che muove un ammirevole e coraggioso passo avanti verso la legalità.

Uno bianca

Il progetto “UNO BIANCA” è nato dal libro “Baglioni e Costanza” scritto da Marco Melega. I fatti di cronaca a cui tutti gli italiani sono stati partecipi, ci ha colpito moltissimo. Da lì è nata l’idea di realizzare una fiction verità, un film-indagine. Naturalmente ci siamo preoccupati di non ledere e mettere in difficoltà le persone ancora coinvolte nella storia e siamo stati assolutamente attenti a non citare nessuno.

Nota di regia

Di Baglioni e Costanza, due poliziotti di provincia, il cui compito è quello di seguire piccoli fatti sulla riviera, dagli spacci di droga agli extracomunitari, mi ha attratto raccontare due antipoliziotti che si trovano coinvolti in fatti più grandi di loro. Grazie alla loro intuizione, intelligenza e al loro lavoro capillare, riescono a mettersi sotto le tracce della banda della Uno Bianca. Loro sono in qualche modo degli “ultimi” all’interno della grande macchina che sono le forze di polizia e gli organi dello Stato. Si trovano in contrasto con persone a loro superiori di grado a cui devono rendere conto. Non sono due super rambo, due poliziotti d’azione. Agiscono in modo mimetizzato.

Nella fiction viene raccontata anche una competizione tra le polizie dove ogni territorio ha i suoi commissariati, le sue competenze, la sua territorialità. In questa storia i due poliziotti si mettono a riscartabellare tutto il materiale che in anni era stato archiviato e visionato da tutti gli organi di competenza dello Stato, dalla Criminal Pol, la Guardia di Finanza, l’Arma dei Carabinieri, l’Antiterrorismo e da altri corpi. E’ bello raccontare tutto questo all’inverso: guardare nel dettaglio, nella minuzia, mettendo insieme dei particolari, come si svolgono appunto le indagini. E questo è quello che mi interessava raccontare: una vera storia di detection, di due che sono “nessuno”.

Nelle scene d’azione quello che mi piace raccontare è non solo l’azione fisica, ma l’azione emotiva che viene suscitata nel pubblico nel vedere quella o quell’altra scena. Ad esempio, raccontando una rapina, che già di per se implica un’azione, ho cercato di rappresentarla in modo emotivo, vista soprattutto da chi la subisce senza togliere la spettacolarità.

Distretto di Polizia 1

Una serie di ventiquattro puntate di cinquanta minuti l’una, un impegno che ha richiesto la conferma e la specificazione di molte delle caratteristiche che hanno espresso la nostra filosofia in termini di produzione televisiva. Innanzitutto la creazione di una vera e propria officina di talenti che comprende autori come Marcello Fois e Gabriele Romagnoli. Scrittori e sceneggiatori che stimavamo e ai quali abbiamo proposto di affrontare con noi questo difficile percorso verso un prodotto televisivo di qualità e l’impegno ad affrontare una serialità dove si raccontassero storie vere, vicine alla gente. Ritmi serrati, argomenti che affrontano dal vivo le questioni attuali. Un impegno anche dal punto di vista tecnico che ci ha spinto a scegliere di girare le nostre 24 puntate interamente su pellicola piuttosto che in elettronica, trovando un grande entusiasmo anche da parte della Rete, naturalmente del regista e da tutti gli altri compagni di viaggio. Da questo punto di vista va specificato che non ignoriamo l’importanza dell’elettronica, ne tanto meno il fatto che proprio l’elettronica sarà il futuro della fiction e della cinematografia. Tuttavia, al momento attuale, gli esiti della pellicola restano quelli che più si adattano alla nostra idea di fiction di qualità.

Ultimo 2 La sfida

Luglio 1999. In un ristorante, una notte, ha luogo una cena dove 10 camorristi si incontrano per parlare di un grosso carico di cocaina che arriva tra 30 giorni: 5000 kg. Mentre parlano però non sanno che fuori è appostato un furgone operativo attrezzato che li sta sorvegliando: è “Balena”, dove ci sono “Ultimo”, “Ombra” e “Solo”. Ma, mentre stanno parlando, degli uomini in passamontagna arrivano e compiono una strage e “Ultimo” assiste al tutto senza poter far niente dato che la porta del furgone “Balena” era bloccata da un camion dell’immondizia fermatosi di fianco a loro. Intanto un pentito fa sapere al generale Trani, grande amico di “Ultimo”, che i corleonesi stanno per preparare un piano per rapire e uccidere “Ultimo” per vendicarsi dell’arresto di Partanna avvenuto sei anni e mezzo prima. Inoltre Trani gli confida che per motivi di sicurezza il gruppo Crimor verrà sciolto. “Ultimo” è molto arrabbiato ma accetta. Ha una riunione col generale Trani, che gli confida di essere stato promosso di grado e di avere solo 30 giorni per arrestare gli assassini prima che lui, venendo trasferito, perda ogni potere di proteggerli. Ovviamente le indagini sono segrete. Michele Pagano, unico sopravvissuto alla strage dei camorristi per un caso fortuito, scopre la vera identità di “Ultimo” e lo contatta per essere protetto in cambio di dichiarazioni: la morte dei camorristi suoi compagni al ristorante è stata ordita dal Clan dei Catalano che intendeva sottrarre loro un grossissimo affare. Don Rocco Catalano voleva il carico dei camorristi per diventare il nuovo boss di Cosa Nostra dopo il vuoto lasciato da Partanna e la latitanza dei suoi uomini. Pagano sembra un’ottima pista per risolvere il caso prima che il gruppo Crimor venga sciolto e Catalano diventi il nuovo Capo dei Capi, ma le speranze di “Ultimo” e dei suoi crollano quando Pagano viene trovato ucciso nella sua macchina. Dopo pedinamenti, perquisizioni segrete notturne, arresti e problemi, “Ultimo” e il suo gruppo arrestano i fratelli Catalano e il suo clan e sequestrano anche il carico di droga che era arrivato al porto di Fiumicino.

Simpatici e Antipatici

A Roma un gruppo di amici frequenta lo stesso esclusivo circolo di tennis, il Tiber. Qui, sorvegliato da Gigetto, il custode che da anni vive nel circolo, e sopporta gli scherzi dei soci di cui è il bersaglio preferito, c’è Alberto, che sta per diventare presidente del circolo, palazzinaro, sbruffone, megalomane, sempre dedito a dimostrare il proprio potere agli amici che si umiliano davanti a lui. Alla fine Alberto viene arrestato nel Circolo dalla Finanza per frode fiscale. C’è Carletto, ex attore di varietà oggi disoccupato e disposto a qualunque compromesso pur di tornare a lavorare, ma intanto si vende i mobili di casa in un’asta tra i soci. Ci sono Nicoletta e Walter, coppia ricca e poco elegante. Walter ha un’azienda di traslochi, Nicoletta cova sogni da intellettuale, vuole lanciare un fotografo cubano ma tutto si infrange di fronte al risorgere della passione calcistica. C’è Roberto, che ha sposato la figlia di un noto gioielliere, lavora nel negozio del suocero e non trascura avventure con belle clienti. Sorpreso con una di queste, viene cacciato di casa e dal lavoro, si rifugia presso un amico e poi finisce per lavorare al circolo come direttore di catering. C’è infine Fausto, il socio più anziano, testimone di una Roma diversa e più autentica. Alla fine, Gigetto vince al totocalcio e si licenzia, l’ultima amante di Roberto diventa l’amica del gioielliere, e Roberto si trasferisce in Polinesia, dove vende collanine.

TAODUE

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