Distretto di polizia 8

Il nuovo anno porta al X Tuscolano importanti novità. Una nuova guida, Luca Benvenuto, che viene dalle file dei veterani del Distretto e un nuovo ispettore, la bella e volitiva Elena Argenti, mentre nelle vite private di tutti ci saranno importanti cambiamenti. Ma arriveranno anche nuovi e pericolosi avversari capaci di mettere a lungo in scacco i nostri, criminali spietati, artefici di rapine dalla tempistica perfetta e decisi a non farsi fermare da nessuno. Quest’anno il nemico è più vicino di quanto gli uomini del X possano immaginare e per ognuno dei nostri arriverà il momento di chiedersi di chi davvero possono fidarsi. Note di produzione

Una caratteristica distintiva del Format “Distretto di polizia” è stata la scelta di inserire una linea narrativa forte (orizzontale), al di là dei percorsi dei personaggi e delle trame degli episodi, che fungesse da filo conduttore della fiction. La correlazione tra realtà e fiction è uno degli elementi portanti anche per quanto riguarda il lavoro con gli attori che danno vita alla serie. La scelta di impiegare attori non esplicitamente televisivi, selezionati con duri provini su parte, prende le mosse dalla chiara necessità di dare una più marcata naturalità alla recitazione. La serie è stata realizzata, per precisa scelta produttiva, con standard cinematografici, facendo largo ricorso a steady cam e lunghi piani sequenza, che comportano la necessità per gli attori di mandare a memoria lunghe scene e di provare a lungo in teatro prima di girare. Con un atteggiamento professionale, pre-cinematografico, sono state particolarmente curate anche le fasi di postproduzione, con la scelta di musiche contemporanee ed un montaggio serrato ed aggressivo. I casi di puntata si ispirano alle cronache giudiziarie, fatti salvi i necessari interventi drammaturgici, nell’intento di dare verosimiglianza e genuinità alle storie. Le storie sono il frutto di una attenta ricerca sul campo, direttamente ispirate da fatti reali e sviluppate attraverso confronti costanti con gli operatori di polizia. Migliaia di lettere e suggerimenti di telespettatori testimoniano l’apprezzamento per un obiettivo centrato.

Crimini bianchi

La serie tratta di un gruppo di medici e avvocati che fonda un’associazione per i diritti del malato (ispirata al vero Tribunale per i diritti del malato). In questo modo riusciamo ad affrontare diversi casi di malasanità (il senso della serie). Claudio (Ricky Memphis) è l’avvocato dell’associazione, è l’anima e il cuore del gruppo, Luca (Daniele Pecci) è un cardiochirurgo,un medico che al top della sua carriera subisce un danno che lo terrà lontano dalla sala operatoria. È la mente del gruppo. Francesca (Christiane Filangeri) lavora in pronto soccorso, lei è la passione e la determinazione dell’essere medico. Seguiamo ogni caso a partire dalla denuncia della parte lesa e l’indagine si svolge attraverso lo studio di cartelle cliniche, di perizie, di autopsie, ma anche scoprendo luci ed ombre dei personaggi coinvolti, interpretando le psicologie e indagando nel loro spazio privato. La ricerca della verità è un percorso di conoscenza di vari mondi: quello del paziente che ha subito il danno, dei suoi familiari, dei medici curanti. Ogni diagnosi scientifica diventa per il nostro protagonista anche un viaggio emotivo, una detection fatta di dubbi, incertezze, sospetti, che si svolge in un’arena composta da forti elementi: dolore, lutto, pentimento, arroganza, falsità, corruzione, ricatto. Dei casi di puntata non seguiremo l’iter giudiziario, il processo vero e proprio. La fase che ci interessa è quella a monte, ovvero l’indagine del nostro protagonista che una volta appurata la verità presenta la perizia all’avvocato che procederà per vie legali. Una verità, che noi diamo per scontato, porterà ad un esito positivo anche in sede giudiziaria. Gli errori medici accadono, spesso sono inevitabili, fanno parte della medicina che in fondo non è una scienza esatta. Non sempre un medico che sbaglia è un cattivo medico ma tanti sono i casi dovuti a incapacità, negligenza, indifferenza. La malasanità è argomento giornalistico oramai quotidiano. L’ingerenza della politica ha creato un sistema che promuove i raccomandati e mortifica i più meritevoli. Purtroppo a questo sistema contribuisce anche la scelta di tanti medici di non volere vedere, di convivere spesso col “male”, a tutti evidente e per tanti inevitabile. Di questo sistema che non funziona siamo tutti vittime, sia medici che pazienti.

Aldo Moro. Il presidente

Il film “Aldo Moro” ha richiesto una preparazione, impegno e dedizione assoluti. E’ di fatto un progetto difficile, delicato, sia per le innumerevoli versioni della vicenda, sia per la grandezza e tragicità del fatto storico e politico. La domanda che mi sono posto sin dall’inizio è stata: come posso raccontare tutto ciò? Il lavoro più arduo è cominciato dal concepimento del linguaggio drammaturgico, ovvero dalla scelta di impostazione della scrittura. La fase di sceneggiatura è stata certamente la più sofferta, delicata e difficile, spesso abbiamo provato la sensazione di lavorare su un terreno scivoloso, in balia delle sabbie mobili, muovendoci con estrema cautela nel trovare il modo per raccontare una ferita ancora aperta del nostro paese. La preparazione del film, è stata difficile ed attenta, ma è proseguita con la certezza assoluta e preziosa della presenza di Michele Placido nel ruolo di Moro. Inoltre, molto importante è stato dall’appoggio e l’ emozione negli incontri con Agnese Moro e con Maria Fida Moro, con la quale è nato un rapporto di grande stima professionale e rappresenta un contatto molto importante per tutti noi. Per la Taodue era un dovere riproporre il personaggio di Aldo Moro, un dovere dettato dai grandi personaggi di cui già ci siamo occupati in passato, come ad esempio Paolo Borsellino, Papa Wojtila, Maria Montessori e molti altri. Per noi è grande ed importante la missione di creare film di contenuto per la televisione di oggi, film di responsabilità morale e sociale. E in quest’ottica, il progetto di un film su un grande personaggio come Aldo Moro era irrinunciabile. Pietro Valsecchi

I Liceali

E’ la storia di Antonio Cicerino, un professore di italiano di provincia, vedovo, che viene trasferito dall’istituto Tecnico per Geometri di Roccasecca al Liceo Colonna che si trova in uno dei quartieri più eleganti di Roma. E’ un nuovo inizio, quello di Antonio Cicerino: dalla provincia alla Capitale.
Quella richiesta di trasferimento inoltrata quando Elena (Carolina Benvenga), la figlia, era ancora piccola, per coronare il sogno di Antonio e di sua moglie Flavia, si pensava fosse stata dispersa in qualche armadio del ministero. Ma è successo che la burocrazia ha preso tra le mani quella richiesta e l’ha fatta avanzare, e la risposta è arrivata dopo sette anni, in una busta anonima. Dopo sette anni però, le cose sono molto differenti: Flavia è morta da poco ed Elena non è più una bambina. Ma niente succede per caso, e forse questa è l’occasione per voltare pagina e ricominciare veramente. Antonio Cicerino insegnerà in uno storico Liceo romano e per Elena sarà una valida opportunità frequentare quella scuola prestigiosa. E così, Antonio ed Elena partono alla volta della città eterna.
E’ tutto diverso. Anche la nuova scuola, dove i ragazzi sono figli di avvocati e ministri, ed un supplente che arriva dalla provincia sembra un alieno. E dove Elena parla poco per non far sentire l’accento. Ma quest’avventura riserva sorprese inaspettate, e quando Antonio Cicerino si trova davanti ad una classe anestetizzata, scorge problemi e abitudini che non avrebbe mai immaginato. E forse, oltre alla difficoltà d’integrazione, alla mancanza di stimoli dei ragazzi e all’indifferenza dei colleghi, uno come lui, in quella scuola, è proprio quello che ci vuole.

Squadra Antimafia Palermo Oggi

Claudia Mares (Simona Cavallari), vice questore della mobile di Roma con un passato da scorta in Sicilia, è richiamata a Palermo da Stefano Lauria (Massimo Poggio), suo vecchio collega, per indagare sulla scomparsa di un ingegnere delle telecomunicazioni. Lauria viene ucciso, purtroppo prima che possa parlare a Claudia di ciò che aveva scoperto. Claudia prende il suo posto a capo della Duomo, la squadra che arrestò Provenzano composta da Alfiere (Ninni Bruschetta), Africa (Marco Leonardi), Gigante (Lele Vannoli) e Viola (Silvia De Santis). La squadra inizia a indagare sull’omicidio di Lauria, ma nel frattempo sta facendo anche ricerche sulla scomparsa di un ragazzo, Nicola Licastro, figlio di un commerciante di mobili e appartenente all’associazione “basta pizzo”, e continuando l’indagine sull’ingegnere. Le piste che segue la portano a scoprire una guerra tra vecchi e nuovi boss: tra Michele Lopane (Beppe Lanzetta) e Giacomo Trapani (Claudio Castrogiovanni), capo delle famiglie scacciate da Palermo negli anni 80. La nuova guerra per il territorio coinvolge anche Rosy Abate (Giulia Michelini), una donna che Claudia conosce bene, esponente di una delle vecchie famiglie sul territorio controllate da Giacomo Trapani, e che, dopo un lungo periodo passato negli Stati Uniti, rientra a Palermo. Avvalendosi anche della collaborazione del Vice Questore Ivan Di Meo (Claudio Gioè), la Duomo inizierà a entrare nei traffici e nelle nuove dinamiche delle famiglie, ma non è più il tempo solo dei pizzini: intercettazioni, comunicazioni criptate, satelliti e sofisticate tecnologie di spionaggio. I nostri uomini scopriranno presto che la guerra è lunga e piena di insidie anche interne.

R.I.S. Delitti imperfetti 4

Nella quarta serie Venturi e la sua squadra dovranno affrontare un nemico ancora più insidioso dei precedenti, la cui abilità nel nascondere le proprie tracce è persino sospetta.
A dare manforte arriveranno due nuovi personaggi: il maresciallo Michela Riva (Giorgia Surina), che farà perdere la testa ad uno dei nostri e il carabiniere specializzato in informatica Daniele Girelli detto Ghiro (Fabio Troiano) mago di tutto ciò che ha a che fare coi computer.

DANIELE GHIRELLI (Fabio Troiano)
La scheggia impazzita… Quando Daniele si presenta per la prima volta al RIS di Parma, i suoi colleghi pensano che si tratti di un errore, che uno così non possa far parte di una squadra di professionisti seri e meticolosi come la loro. Daniele è appunto una scheggia impazzita: ipercinetico, anarcoide, frenetico. Tutto l’opposto da quello che ti aspetteresti da un uomo del RIS. E in effetti nei carabinieri e poi nel Reparto Investigazioni Scientifiche, Daniele ci è arrivato per caso e un po’ per sfida.
Daniele ha una laurea in informatica ed è stato, da adolescente, un hacker piuttosto conosciuto nel suo campo perché, sotto lo pseudonimo di Ghiro, aveva diffuso via Internet un simpatico virus che anziché distruggere i dati dell’hard disk metteva in stop il computer per un paio di minuti mentre una scritta scorreva sul nero: Sst! Ghiro is sleeping. All’epoca la sua era una vita sregolata e piena di stravizi; e Daniele ci si trovava assai bene. Sentiva che quella era la sua identità e che non l’avrebbe cambiata per nulla al mondo. Poco dopo i venti anni, però, un’esperienza drammatica lo costringe a fermarsi e a riflettere. Si sente uno stupido a bruciare la sua esistenza in quel modo, e decide di invertire la rotta.

MICHELA RIVA (Giorgia Surina)
Il sottotenente Michela Riva della territoriale, bella ragazza sui 26-27 anni, ex compagna di corso di Francesca, giunge a fare da supporto al lavoro del capitano Edoardo Rocchi, sempre più punto di riferimento dei Ris per tutta quella parte di indagini di non stretta attinenza scientifica, e si alterna al superiore nel seguire i casi. È giovane e non ha molta esperienza: ma il suo carattere fa sì che questa carenza non si noti affatto.
Sul lavoro, Michela è quel tipo di donna con la divisa addosso che chiunque ha qualcosa da nascondere vorrebbe non incontrare. Energica, sicura di sè, a volte quasi oltraggiosa, insomma estremamente determinata. Il suo dinamismo è coinvolgente, affronta sempre le situazioni di petto e questo le crea inimicizie ma anche grandi simpatie. Gli uomini del Ris imparano presto a fare i conti con questa ragazza rapida nelle decisioni e sbrigativa, talvolta pungente nelle battute e che non si tira mai indietro.

L’ultimo padrino

Dopo la cattura di Salvatore Riina, il cosiddetto Capo dei Capi, il comando di Cosa Nostra, è passato a Bernardo Provenzano. Provenzano è l’uomo che, insieme a Riina, partendo da Corleone, ha “scalato” i vertici criminali della mafia siciliana, contribuendo da una parte al consolidamento della dittatura corleonese all’interno di Cosa Nostra, e dall’altra partecipando a tutti i drammatici passaggi che hanno scandito la sfida di Cosa Nostra allo Stato Italiano: dai delitti politici alle stragi che costarono la vita ai giudici Falcone e Borsellino e agli uomini delle scorte.
Provenzano eredita da Riina una Cosa Nostra indebolita dalla reazione dello Stato alle stragi e dalle rivelazioni dei collaboratori di giustizia. Lentamente e soprattutto silenziosamente, Provenzano la ricostruisce. Per farlo cambia radicalmente la strategia mafiosa: niente più attacchi frontali alle Istituzioni, niente più omicidi eccellenti. E’ la cosiddetta “strategia dell’immersione”. Per ricostituire il potere di Cosa Nostra, Provenzano avvia una paziente e invisibile ricostruzione della ragnatela di relazioni economiche, politiche e criminali che nel giro di pochi anni permette alla mafia siciliana di rimettersi in piedi e diventare, se possibile, più forte e pericolosa di prima. La sua forza è proprio l’invisibilità, che Provenzano ha imposto all’organizzazione costruendola a propria immagine e somiglianza. Dell’ultimo padrino, infatti, non si sa quasi nulla: di lui esiste una sola immagine reale, vecchia di cinquant’anni; di lui i pentiti non raccontano niente; pochissimi sanno che volto abbia, dove si nasconda, chi siano gli uomini che ne garantiscono la latitanza e gestiscono la complicata rete di comunicazione che gli permette di comandare sul vasto e articolato universo degli “uomini d’onore”.
Bernardo Provenzano, il capo di una delle più pericolose organizzazioni criminali del mondo, è un fantasma. Per questo, per catturarlo, la Polizia di Stato italiana, d’intesa con l’autorità giudiziaria, decide di costituire un gruppo di investigazione speciale, composto dei propri uomini migliori. Venticinque persone che hanno un solo obiettivo, una sola missione: mettere fine alla più lunga latitanza nella storia del crimine.

Il capo dei capi

La storia di Totò inizia con un episodio devastante: ancora adolescente assiste impotente alla morte del padre e del fratello per lo scoppio di un residuato bellico. Da quel momento egli diventa il capo famiglia e deve affrontare un duro periodo di miseria; si unisce ai teppisti malavitosi del paese siciliano in cui risiede. In quegli anni si crea un gruppo di fedelissimi che lo affiancheranno nel suo cammino. Questo gruppo sale i gradini del potere malavitoso dominando prima il paese e poi espandendo il proprio potere fino a Palermo. Questa è una fase cruentissima che vede la conquista del potere attraverso una violenza inaudita che causa decine e decine di morti.
Nel gruppo formatosi al paese c’è un giovane, Biagio, che si ribella all’ascesa di Totò e che diventa poliziotto, assumendosi come missione la sconfitta del suo ex compagno. Egli si assume un ruolo difficile che lo rende persecutore e perseguitato, e che lo porta a correre enormi rischi e ad affrontare dure prove anche dal punto di vista affettivo.

Distretto di polizia 7

Al X Tuscolano arriva un nuovo commissario, Marcello Fontana, anni di esperienza in Calabria nella lotta alla ‘ndrangheta. Di lui si sa che è un ottimo poliziotto, ma i suoi misteriosi incontri con una ragazza di cui nessuno sa nulla fanno nascere curiosità e sospetti nei suoi sottoposti.

Al distretto fa il suo ingresso anche Raffaele Marchetti, un ispettore simpatico e pieno di umanità, trasferito a Roma da un commissariato di Frosinone.

Ritroveremo anche Alessandro Berti e Irene Valli alle prese con un rapporto che ha bisogno di crescere mentre il neo ispettore Luca Benvenuto dovrà fare i conti con il suo desiderio di paternità.

Il nuovo nemico che i poliziotti del X Tuscolano dovranno affrontare in questa sesta serie è Vincenzo Neri, un potente e pericoloso boss della criminalità organizzata calabrese che nessuno è mai riuscito ad incastrare…..fino ad oggi…..

Note di produzione

Una caratteristica distintiva del Format “Distretto di polizia” è stata la scelta di inserire una linea narrativa forte (orizzontale), al di là dei percorsi dei personaggi e delle trame degli episodi, che fungesse da filo conduttore della fiction.
La correlazione tra realtà e fiction è uno degli elementi portanti anche per quanto riguarda il lavoro con gli attori che danno vita alla serie.
La scelta di impiegare attori non esplicitamente televisivi, selezionati con duri provini su parte, prende le mosse dalla chiara necessità di dare una più marcata naturalità alla recitazione.
La serie è stata realizzata, per precisa scelta produttiva, con standard cinematografici, facendo largo ricorso a steady cam e lunghi piani sequenza, che comportano la necessità per gli attori di mandare a memoria lunghe scene e di provare a lungo in teatro prima di girare.
Con un atteggiamento professionale, pre-cinematografico, sono state particolarmente curate anche le fasi di postproduzione, con la scelta di musiche contemporanee ed un montaggio serrato ed aggressivo.
I casi di puntata si ispirano alle cronache giudiziarie, fatti salvi i necessari interventi drammaturgici, nell’intento di dare verosimiglianza e genuinità alle storie.
Le storie sono il frutto di una attenta ricerca sul campo, direttamente ispirate da fatti reali e sviluppate attraverso confronti costanti con gli operatori di polizia.
Migliaia di lettere e suggerimenti di telespettatori testimoniano l’apprezzamento per un obiettivo centrato.

Maria Montessori. Una vita per i bambini

Maria ha combattuto in prima persona per innalzare le coscienze delle famiglie lavoratrici, per rendere “libere” le madri, mettendo coraggiosamente da parte la propria vita privata. E’ stata una donna rivoluzionaria, grande esempio morale ed assolutamente moderna. Roma, 1892, una ragazza è davanti a un palazzo austero e severo. Lo guarda emozionata, poi, decisa, entra, incurante degli sguardi di scherno che la circondano. È la prima volta che una donna entra come studentessa nella facoltà di medicina di Roma, il suo nome è Maria Montessori (Paola Cortellesi). Per arrivare a quel giorno ha dovuto già combattere molto battaglie. Contro il padre che sognava per lei un tranquillo futuro da maestra, contro il rettore, spaventato che una donna turbasse la tranquillità di una facoltà seria e rispettata. Ma i suoi ottimi voti e la sua caparbietà hanno avuto la meglio. Dalla sua parte, a sostenerla, ha avuto un’altra donna, la madre Renilde (Giulia Lazzarini). La sua vita da studentessa non è facile, per non disturbare i colleghi maschi è costretta a entrare in aula per ultima, per essere accettata deve essere sempre migliore degli altri, non mostrare mai debolezze neanche davanti ai cadaveri che le mani esperte dei professori sezionano durante le lezioni. A lei è vietato svenire. Un giorno, durante una lezione di psichiatria, Maria capisce che ha fatto la scelta giusta: lì finalmente la scienza si occupa dell’uomo e non del corpo. Decide che quella è la sua strada. Durante il corso di studi in psichiatria incontra un affascinante e giovane professore, Giuseppe Montesano (Massimo Poggio). Maria inizia a lavorare insieme a Montesano ad un progetto di recupero con un gruppo di bambini ritardati, abbandonati, fino a quel giorno, in un manicomio. Maria mette nel lavoro caparbietà e sensibilità. Tra lei e Giuseppe, la grande sintonia scientifica si trasforma presto in passione. Si amano, ma di nascosto, la notizia di una loro relazione potrebbe creare scandalo, mettere a repentaglio la serietà delle loro ricerche. Ma la giovane donna non ha paura di amare Giuseppe in modo libero e al di fuori delle convenzioni di un fidanzamento o di un matrimonio. Giuseppe è affascinato da lei, non ha mai pensato che una donna potesse essere, al contempo, una compagna e un punto di riferimento intellettuale.

TAODUE

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