Distretto di polizia 6

La sesta, attesissima, serie di Distretto si apre con la nomina del nuovo commissario, che altri non è che Roberto Ardenzi: Giulia Corsi infatti alla fine ha deciso di seguire il suo cuore, e si è trasferita a Trieste.
Al distretto fanno il loro ingresso due nuovi personaggi: l’ispettore Irene Valli (interpretata da Francesca Inaudi), la nuova compagna di lavoro di Mauro Belli che ovviamente mal si adatta al fatto di non avere più Roberto al suo fianco; e l’ispettore della scientifica Alessandro Berti (Enrico Silvestrin), amico di vecchia data sia di Roberto che di Mauro, che collabora con i nostri fin dalle prime puntate.

Il nuovo nemico che i poliziotti del X Tuscolano devono affrontare in questa sesta serie è Cesare Carrano, un potente e pericoloso boss della criminalità organizzata che si è però guadagnato una facciata di rispettabilità che lo rende intoccabile. Il caso vuole che le strade del Commissario Ardenzi e quelle di Carrano si siano già incontrate molti anni prima (in quale modo lo scopriremo), per cui le indagini su Carrano tendono ben presto ad assumere i tratti di una sfida senza esclusione di colpi tra lui e il Commissario…

Note di produzione

Una caratteristica distintiva del Format “Distretto di polizia” è stata la scelta di inserire una linea narrativa forte (orizzontale), al di là dei percorsi dei personaggi e delle trame degli episodi, che fungesse da filo conduttore della fiction.
La correlazione tra realtà e fiction è uno degli elementi portanti anche per quanto riguarda il lavoro con gli attori che danno vita alla serie.
La scelta di impiegare attori non esplicitamente televisivi, selezionati con duri provini su parte, prende le mosse dalla chiara necessità di dare una più marcata naturalità alla recitazione.
La serie è stata realizzata, per precisa scelta produttiva, con standard cinematografici, facendo largo ricorso a steady cam e lunghi piani sequenza, che comportano la necessità per gli attori di mandare a memoria lunghe scene e di provare a lungo in teatro prima di girare.
Con un atteggiamento professionale, pre-cinematografico, sono state particolarmente curate anche le fasi di postproduzione, con la scelta di musiche contemporanee ed un montaggio serrato ed aggressivo.
I casi di puntata si ispirano alle cronache giudiziarie, fatti salvi i necessari interventi drammaturgici, nell’intento di dare verosimiglianza e genuinità alle storie.
Le storie sono il frutto di una attenta ricerca sul campo, direttamente ispirate da fatti reali e sviluppate attraverso confronti costanti con gli operatori di polizia.
Migliaia di lettere e suggerimenti di telespettatori testimoniano l’apprezzamento per un obiettivo centrato.

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