Distretto di polizia 5

Finalmente torna l’appuntamento con il X° Tuscolano; sono tante le novità che ci aspettano in questa nuova serie: Sabina diventa mamma del piccolo Paoletto, Ardenzi continua la sua love story con Francesca, che diventa sempre più seria, Belli riesce ad adottare il piccolo Pietro insieme alla moglie Germana. Vittoria e Ingargiola continuano la loro storia fatta di alti e bassi mentre Ugo non fa che pensare alla sua Adele, la nuova fidanzata di cui è innamorato follemente. Parmesan è ancora il punto fermo del distretto mentre Luca ha una nuova collega, Anna Gori che aiuterà ad integrarsi con gli altri. Tra i volti nuovi anche il capitano Davide Rea entra prepotentemente nella vita del distretto, ma soprattutto in quella di Giulia che, conosciutolo casualmente, scopre in seguito che è un carabiniere e si trova spesso a lavorare con lui. Ma il capitano Rea è un prezioso alleato per il Distretto oppure intende approfittare della fiducia che Giulia è disposta a concedergli in nome di qualche patto oscuro che lo lega al suo misterioso passato?
Un altro dramma incombe sul X: la vita di uno dei protagonisti viene stravolta da un avvenimento inaspettato che fa convergere gravi sospetti su di lui. Riusciranno i colleghi del distretto ad aiutarlo?

Note di produzione
Una caratteristica distintiva del Format “Distretto di polizia” è stata la scelta di inserire una linea narrativa forte (orizzontale), al di là dei percorsi dei personaggi e delle trame degli episodi, che fungesse da filo conduttore della fiction.
La correlazione tra realtà e fiction è uno degli elementi portanti anche per quanto riguarda il lavoro con gli attori che danno vita alla serie.
La scelta di impiegare attori non esplicitamente televisivi, selezionati con duri provini su parte, prende le mosse dalla chiara necessità di dare una più marcata naturalità alla recitazione.
La serie è stata realizzata, per precisa scelta produttiva, con standard cinematografici, facendo largo ricorso a steady cam e lunghi piani sequenza, che comportano la necessità per gli attori di mandare a memoria lunghe scene e di provare a lungo in teatro prima di girare.
Con un atteggiamento professionale, pre-cinematografico, sono state particolarmente curate anche le fasi di postproduzione, con la scelta di musiche contemporanee ed un montaggio serrato ed aggressivo.
I casi di puntata si ispirano alle cronache giudiziarie, fatti salvi i necessari interventi drammaturgici, nell’intento di dare verosimiglianza e genuinità alle storie.
Le storie sono il frutto di una attenta ricerca sul campo, direttamente ispirate da fatti reali e sviluppate attraverso confronti costanti con gli operatori di polizia.
Migliaia di lettere e suggerimenti di telespettatori testimoniano l’apprezzamento per un obiettivo centrato.

Note di regia
Affrontare una serie così lunga è come affrontare una maratona. Ci vuole resistenza, impegno quotidiano, determinazione per curare i normali problemi di un set che sono però moltiplicati e amplificati dal fattore tempo.39 settimane di riprese, 1200 scene, 7000 inquadrature.Si cominciano le riprese dagli interni del commissariato, poi si girano gli esterni. Nel racconto c’è il dramma, l’azione e la commedia, una miscela che funziona, e bisogna evitare che una cosa prenda il sopravvento sull’altra. Mi è sembrato essenziale non tradire uno stile a cui il pubblico è affezionato, ma altrettanto importante cogliere tutti gli stimoli e gli spazi per dare a Distretto 5 ancora qualche cosa di più. Cercare di immergersi in quello che già è stato fatto è il primo passo, ma è opportuno che poi si segua anche il proprio gusto e quel modo particolare, personale che ognuno di noi ha di sentire le cose. Per cui scene d’azione ancora più spettacolari e scene di commedia trattate con calore e sentimento per farle diventare il momento in cui si risolvono i problemi di famiglia, di quella grande famiglia che è l’intero Distretto di Polizia. Nella lunga serialità gli attori padroneggiano anzi si sono già impadroniti del loro personaggio, a volte finiscono per diventare quasi i guardiani della sua verità. Si parla, si discute, serve diplomazia. E poi la recitazione. E’ essenziale che il tono non si spenga mai, che negli attori, qualsiasi cosa dicano e facciano, ci sia sempre tensione. E’ una specie di elettricità, di fuoco che devono sentire e far sentire sia nelle scene più intense che in quelle in cui c’è solo “buongiorno come va”. E deve valere per i protagonisti come per l’ultimo degli attori secondari.
Lucio Gaudino

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