Mafia e ‘ndrangheta, le storie sui clan piacciono all’estero

Roma- Le storie poliziesche fanno bene alla fiction. “Anche sui mercati internazionali abbiamo riscontrato il particolare interesse per prodotti di investigazione scientifica e per quelli relativi a storie di mafia” osserva Camilla Nesbitt, amministratore delegato Taodue, annunciando insieme al produttore Pietro Valsecchi i nuovi progetti in onda nella prossima stagione di Canale 5.

Da una miniserie su Tommaso Busccetta con Pierfrancesco Favino a Le mani dentro la città con Simona Cavallari sull’avanzata dell’ndrangheta a Milano; da Squadra Mobile che si concentra su casi di femminicidio e stalking a Roma, al tv-movie dal libro di Antonio Manganelli, il capo della polizia recentemente scomparso.

Poi i sequel di brand di successo come Squadra Antimafia 5, Sicilia Connection Ris, Ultimo 5. “Per quanto riguarda la serie sui RIS – continua la Nesbitt – è stata adattata in diversi paesi europei. Di “Squadra Antimafia” il network americano Abc ha acquistato i diritti per realizzarne una versione statunitense e inoltre, in collaborazione con un produttore Usa, sta nascendo il Capo dei Capi girato in Italia ma in inglese”.

Insomma, così come per la Rai, dove impazza il poliziesco Montalbano e ora il nuovo action crime Crossing Lines, le fiction più seguite sono quelle sulla criminalità. Ma la collaborazione Mediaset-Taodue – sottolinea il direttore generale Alessandro Salem – che registra una media di ascolti del 24% di share, punta molto anche sulla cronaca, come il nuovo tv-movie Il caso Aldovrandi e su grandi personaggi delle storia recente”.

Uno di questi è Ambrogio Fogar, cui sarà dedicata una miniserie in quattro puntate con la regia di Giovanni Veronesi. “Sono sempre stato convinto – conclude Valsecchi – che soprattutto per i giovani sia importante conoscere più da vicino fatti e personaggi reali. E per il ruolo di un protagonista straordinario come Fogar, sempre capace di affrontare grandi sfide, compresa la malattia, vorrei avere come interprete Kim Rossi Stuart”.

Articolo apparso il 7 giugno 2013 su Il Corriere della Sera a firma di Emilia Costantini.

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